DIARIO DI UNO STRANO VIAGGIO

Assieme alle vite, l’anno che non dimenticheremo mai ci ha paralizzato ogni attività sociale, mutandoci fin dentro i nostri gesti quotidiani: come dimostra anche questa stramba assemblea con cui eleggeremo il nuovo Consiglio.

E’ finalmente arrivata, l’agognata stagione di rimetterci in cammino assieme per tornare alle nostre vite e alla montagna.

Abbiamo vissuto una catastrofe planetaria che lascerà segni ovunque, a lungo.  Ora dobbiamo ritrovare in noi lo spirito giusto per ripartire in ogni possibile dimensione collettiva, perché se una cosa ci ha insegnato questa pandemia, è che non ci si salva mai da soli: il Covid ci ha portato anche il coraggio strenuo dei sanitari, la scienza condivisa che produce vaccini, un’Europa che finalmente si preoccupa meno di bilanci e più di cittadini.

Il Covid ci ha aperto gli occhi su quello che non sapevamo vedere: un ambiente straordinario che ci regala spazi, ossigeno, bellezza, libertà.  Tutto quello che il virus ci aveva sottratto è ancora lì, intorno a noi. La bellezza ci chiede soltanto di riconoscerla.

Eppure continuiamo a ostentare sulla natura una primazia miope e arrogante: non servono nuovi alberghi o parchi giochi dove bastano piedi per camminare, occhi per vedere, cuori per sentire.  Soprattutto ora che sui territori piovono finanziamenti di ogni genere, dovremo vigilare affinchè siano spesi per valorizzare e non per distruggere.

Il tempo corre e ci ha affidato il suo orologio più prezioso: oggi più che mai, occuparsi e preoccuparsi di ambiente significa proteggere il ramo sul quale siamo tutti seduti.  E c’è un luogo dove possiamo costruire una nuova “fratellanza appenninica”: la scuola.

Personalmente, chiudo un impegno settennale condiviso con moltissimi compagni e compagne di viaggio. Desidero ringraziare di cuore Andrea Rosy e Giancarla della segreteria, il cuore pulsante della Sezione; Lucio e il suo occhio contabile sempre vigile; i Consiglieri, i referenti di Scuole Commissioni Gruppi e tutti i soci volontari che animano con impegno e lealtà i programmi sociali.  Quelli che hanno camminato con noi e in qualche modo continuano a farlo, come William e Nino.

Un viaggio davvero singolare questo che ci ha portato, ben oltre il rassicurante orizzonte ordinario, ad affrontare un sisma, un nevone, una pandemia. 

Eppure, proprio questi scenari distopici ci hanno costretto a reinventarci e a esprimere il meglio della nostra Sezione: la solidarietà con le comunità della montagna prima di tutto, attraverso Sostegno orti, la fondazione di una cooperativa di comunità, le numerose iniziative a fianco delle associazioni locali che, come noi, si occupano di sentieri e promuovono la montagna sostenibile.  

Last but no least, abbiamo ricostruito lo Zilioli sul Vettore, che sorge ora sicuro e accogliente sulle spalle di pietra del vecchio bivacco: sono particolarmente fiera di questa restituzione al popolo della montagna e al Soccorso Alpino, ad Arquata del Tronto e alle altre comunità che lo identificano con un simbolo della ricostruzione possibile. 

Una restituzione che dobbiamo all’indispensabile sostegno economico della Fondazione Carisap, dell’Avis provinciale e della SAT (abbiamo appena accompagnato sul Vettore gli amici satini della Valsugana); ai professionisti che hanno lavorato gratuitamente (per tutti, l’architetto progettista Valeriano Vallesi); alle istituzioni che ci hanno supportato; a tanti, ma proprio tanti soci, soccorritori, amici, che hanno donato il loro tempo per trasportare un carico o fare una vigilanza al cantiere.  A tutti loro abbiamo dedicato la special tshirt “Zilioli60” (e se non avete ancora il bellissimo calendario fotografico di Pierluigi Giorgi, venite a rinnovare la tessera che ve lo regaliamo).

Ora “sono un po’ stanchina”, come direbbe Forrest Gump.  Ma anche soddisfatta e, soprattutto, onorata di restare in piedi con tutti voi su una linea che si sposta continuamente in avanti e non è mai di arrivo.  E ci piace così: adelante.

Paola Romanucci