Alpinismo

Peppe (Giuseppe) Fanesi

1942 / 2000

fanesiUn capo-fila dell’arrampicata ascolana che entra a buon diritto nella storia alpinistica del Gran Sasso. E’ un ragazzo “del popolo” intelligente ed ironico, istintivo, orgoglioso e sincero, dalla incredibile carica umana e vitale. Entrato nell’ENEL come operaio, concilia il lavoro con lo studio conseguendo all’Istituto Industriale E.Fermi il diploma che gli permette di diventare tecnico: ricoprirà tale mansione per tutta la vita.

Trovano impiego nell’ENEL anche i nipoti Tito (che abbandonerà l’Ente per diventare Guida alpina) e Guido Ciarma, con i quali Peppe divide la passione per l’alpinismo. Comunista senza tentennamenti, è uno dei militanti più accesi della Sezione ascolana di Rifondazione: il Partito darà il suo nome alla nuova sede aperta all’inizio del 2003.

Giovanna Forlini lo sposa nel 1968. Condividono la passione per la montagna e dalla loro unione nascono Sandro e Paola: Sandro sin da adolescente segue in montagna le orme del padre.

Arriva al Gran Sasso - primo camino a Nord della vetta, con Marco Florio - il 7 agosto 1960, ma già nel 1959 ha arrampicato sul Pizzo del Diavolo percorrendo la direttissima al colletto che con lo spigolo Bafile è e resterà tra le sue preferite.

Da allora è attivo nel gruppo per quarant’anni, salendo e aprendo vie quasi sempre su difficoltà superiori. Oltre a Marco, i suoi primi compagni di corda - non ne avrà mai, o non a lungo, uno fisso - sono, tra altri, Giuliano Rapetta, Peppe Raggi e Ugo Capponi. Dal 1968 si legherà con l’amico Francesco Bachetti per alcune delle sue più belle salite. Più tardi, a partire dal corso di alpinismo del 1972 nel quale perde la vita Peppe Raggi, diviene il punto di riferimento e il fratello maggiore dei giovanissimi Alberico Alesi, Tiziano Cantalamessa, Mimmo Nardini, Stefano Pagnini e dei nipoti Tito e Guido Ciarma: un gruppo destinato a ridare vita e vigore all’alpinismo ascolano.

Tra le sue “prime” sul Gran Sasso vanno segnalate, nel 1968, la via Bachetti-Fanesi alla parete Nord del Corno Piccolo e la via Amighetti al terzo pilastro del Pizzo Intermesoli; altra via sulla stessa parete nel 1970 e, nel 1980, la via del Bastione al 5° pilastro. Né possono essere dimenticate la prima ripetizione, nel ‘67 e ancora con Francesco Bachetti, della via Panza-Muzii sulla parete Nord del Camicia, che salirà ancora nel ‘75 con Alberico Alesi, né il bello spigolo Sud della Vena di sant’Angelo alla Montagna dei Fiori, né alcune prime e prime ripetizioni invernali al Pizzo del Diavolo e sul Gran Sasso. Sulle Alpi arrampica nei gruppi del Bianco, con amici ascolani e romani, e della Aiguille Verte; sulle Dolomiti compie belle ascensioni in Brenta e nelle Pale di san Martino, ripetendo tra l’altro la via Buhl alla cima Canali.

fanesi in dolomitiNel 1972 partecipa alla spedizione Città di Ascoli che nell’Hindu Kush affrontando l’inviolato M6 di 6138 metri: nel corso del penultimo tentativo, frustrato dal maltempo, attrezza interamente la parte centrale della salita, permettendo così la vittoria finale. L’amore per la montagna e la passione per l’arrampicata Peppe li esprime non solo in parete ma anche, e forse soprattutto, nell’insegnamento.

Dal 1961 è aiuto e poi istruttore nei corsi di roccia del Gruppo alpinisti piceni (GAP) nato nel 1958. Nel 1968 diviene Istruttore nazionale del CAI, il primo nelle Marche, e da allora dirige peroltre dieci anni tutti i corsi di arrampicata estiva e invernale della Scuola di alpinismo sezionale formando una intera generazione di alpinisti.

Il ragazzo beffardo è diventato un uomo e un maestro; e ci lascia , come non è dato a tutti, senza avere perduto né rigore né allegria.

 

Francesco Saladini


Fotografie

  1. Peppe Fanesi
  2. Peppe (a sinistra) in Dolomiti