Alpinismo

I corsi di formazione alpinistica

o come diventare un alpinista in pochi mesi partendo da zero

Nel 1972 l’Ascoli calcio aveva diecine di migliaia di tifosi, l’alpinismo cittadino una dozzina di fans: il football, si sa, solleva passioni di massa.

corso di formazioneMa era (è) difficile capire perché si preferisca guardare atleti ben pagati ripetere l’eterno schema delle fasce laterali al vivere in prima persona l’alba fuori dal rifugio, l’avventura della parete, il silenzio delle cime.

A meno che di albe, avventura e silenzio manchi l’offerta e quindi la possibilità.

I corsi di formazione sono nati da qui, da un discorso su questi temi con Tonino Ambrosi al mio ritorno dalla spedizione all’M6, un giorno di fine ‘72, salendo alla Girella.

C’era pure, da sfatare, il luogo comune della montagna pericolosa, del rischio connaturato all’alpinismo.

Nel 1972 il Corpo soccorso alpino aveva sceso a valle 108 caduti, in gran parte rotolati in canaloni o scivolati su pendii innevati, pochissimi impegnati su roccia o ghiaccio.

Nello stesso anno (il peggiore del dopoguerra) erano morte sulla strada 12mila persone.

Arrampicare era dunque meno rischioso che cercare stelle alpine, molto meno che imboccare un’autostrada, forse pure meno che stare fermi due ore sotto la pioggia urlando da farsi scoppiare le vene del collo ad ogni assist.

Certo, il pericolo è in agguato in montagna come dappertutto; si trattava (si tratta) di ridurlo, quello di chi arrampica ma anche, e soprattutto, quello di chi va per sentieri.

E’ con questo obiettivo che i corsi di formazione sono nati: andare in montagna tutti (quelli che vogliono, ovviamente) – e andarci preparati e sicuri.

corso di formazioneImparare a camminare lentamente, in autunno, per prati e boschi evitando o sapendo affrontare le incognite del tempo, della salute, degli incontri.

Con la neve di gennaio calzare gli sci su pista, anche per la prima volta, fino a diventare capaci di dirigerli e non solo d’esserne portati.

Salire con gli sci in montagna, cominciando da sopra San Marco, per scendere alla fine da Pizzo di Sevo, o dal Terminillo, o dal Vettore nella valle di Foce.

Imparare come ci si lega, si assicura, si progredisce su roccia e neve, per vivere poi il fascino dell’arrampicata o almeno per capire di cosa si tratta.

Tutto questo in assoluta sicurezza (su più di 120 uscite in montagna c’è stato un solo banale incidente in pista), incontrando nuovi amici, faticando e cantando con loro.

La riposta della città è stata formidabile: dal 1973 al 1986 cinque corsi di sette/otto mesi ciascuno (più quello di specializzazione del 1977 svolto col modulo compatto dei corsi di roccia) - da ottobre a giugno, divisi in 4 sezioni (escursionismo, sci di pista, sci alpinismo, alpinismo), ogni settimana una lezione teorica in sede ed un’uscita pratica la domenica, una quota di iscrizione nulla o simbolica, l’impegno disinteressato di tutti gli istruttori della Scuola e di numerosissimi soci esperti - hanno raccolto un totale di oltre 700 iscritti creando un’esperienza collettiva unica in Italia.

Poi la cosa è finita: per sfinimento degli organizzatori, perché solo una piccola parte degli iscritti iniziali arrivava alla fine, perché la Sezione s’è orientata altrimenti.

Non so, forse è giusto così, forse era finito il tempo concesso a quell’idea.

Ma credo di non essere il solo ascolano a ricordare i corsi di formazione come un gran bel momento dei nostri anni più o meno verdi.

Francesco Saladini


Fotografie

  1. 1973 - 1° corso di formazione alpinistica, sotto la corona della Sibilla
  2. 1974 - 1° corso di formazione alpinistica al Monte San Franco (Gran Sasso)

 

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